Worth of Commodore?

 

E’ tornato. Dopo diciotto anni, un nuovo Amiga torna sulla scena ad opera di Commodore. Con due precisazioni: la Commodore non è la stessa e l’Amiga non è un Amiga.

La “vera” Commodore ha chiuso i battenti il 29 aprile 1994, grazie alla solita lungimiranza dei soliti manager di turno, che capiscono solo il concetto di dividendo e nulla importa di tutto il resto. Se questa Commodore non fosse fallita, le cose sarebbero andate in maniera decisamente diversa: Microsoft avrebbe avuto un serio competitor, con prodotti indubbiamente migliori rispetto agli IBM compatibili ed Apple non avrebbe potuto riempire il mondo di menzogne sul fatto di essere stati i primi in tutto (se non fosse stato per Chuck Peddle, ingegnere prima MOS Technology, quindi Commodore, i due Steve sarebbero ancora adesso chiusi nel garage della famiglia Jobs a lambiccarsi sugli schemi del MOS 6502).

La Commodore odierna è il frutto dell’acquisto dei diritti all’uso del nome e del marchio. E’ una compagnia piccola (una LLC, analoga alle nostre s.r.l.), ma che si sta facendo strada a spintoni: dopo aver commercializzato un Commodore 64 (nelle forme) con dentro un PC, si presenta oggi con una sorta di clone del Mac Mini (esteticamente, s’intende) con sopra una bella scritta: Amiga.

Ma di che Amiga parliamo? Di un’evoluzione dei custom chip degli A500? Assolutamente no. Parliamo di un case, marchiato Amiga, con dentro componentistica PC. Una bestemmia? Forse no.

I puristi hanno visto la cosa come l’ennesima operazione commerciale (come se i primi Amiga Commodore li distribuisse per beneficienza) per sfruttare un glorioso marchio dell’informatica consumer. Sempre i puristi desidererebbero rivedere un Amiga con custom chips e AmigaOS. Peccato che oggi, per progettare e produrre chip custom in grado di competere con i prodotti nVidia, AMD e Intel richieda capitali talmente ingenti che dubito ci sia qualche produttore in grado di affrontare una sfida simile. AmigaOS poi è un prodotto sicuramente interessante, ma carente dal punto di vista del supporto hardware.

Oggi, il mondo Intel o comunque x86 64bit è l’unica strada concretamente percorribile, almeno a costi ragionevoli, per produrre qualcosa (basti vedere il passaggio di Apple da PowerPC a Intel). Quindi, se lo può fare Apple, perché non deve poterlo fare Commodore?

Ciò che invece mi piacerebbe, sarebbe vedere Commodore prendere in considerazione Icaros Desktop quale sistema operativo. Certo, anche la mossa Commodore OS non è certo una bestemmia: è un sistema operativo su base Linux Mint, ottima distribuzione. Anche MacOS è su base Unix e nessuno fa tanto baccano. Addirittura usa anch’esso Gnome, quale desktop environment (certo, altamente personalizzato) e non mi pare ci si stracci le vesti per questo. Certo che avere Icaros sarebbe il top. Certo, per avere Icaros e poi poter vendere le macchine, ci vorrebbe il port di alcune suite e programmi essenziali. Penso ad OpenOffice, vari browser quali Chromium o Firefox e magari ambienti come Apache Server e MySQL.

Infine i prezzi: “computers for the masses, not the classes”, diceva il compianto Jack Tramiel. Invece i nuovi Commodore costano un sacco. Solo il case Amiga con lettore Blu Ray viene circa 300 euro, decisamente troppi. Per poter proporre prodotti Commodore, abbiamo bisogno di prezzi decisamente più concorrenziali. Non esiste chiedere 1300 euro per un Core i5 con 4Gb di RAM e 1 Terabyte di hard disk.

Sono contento che qualcuno stia tentando di recuperare e rilanciare Commodore, checché ne dicano i puristi e gli amighisti della prima ora. Solo è necessario un ritocco dei prezzi ed un sistema operativo che offra davvero qualcosa di diverso, qualcosa che faccia percepire che si parla di un terzo attore nel mondo informatico. Strada non facile, ma che Commodore sta intraprendendo.